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Salvare lo Stato sociale - Concorso EconoMia - webinar AEEE Italia

Concorso EconoMia · 11,496 words · 53 min read

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0:20Perfetto, su YouTube ci siamo, quindi

0:22quando volete iniziare

0:24>> va bene. Dico solo due parole, sono

0:27Enrico Castrovilli, tra le associazioni

0:30organizzatrici del concorso economia.

0:33Siamo ormai alla 14ª edizione con

0:36quest'anno, quindi abbiamo alle spalle

0:38molte prove, molte centinaia, migliaia

0:40di ragazzi che ogni anno si cimentano

0:43con l'economia e con il fest

0:44dell'economia

0:46in queste ultimi anni in festa

0:48internazionale dell'Economia di Torino.

0:50Allora, abbiamo la gradentissima

0:53opportunità di avere ospiti di questo

0:55webinar per il concorso che segnalo a

0:58tutti i ragazzi e docenti di riguardare

1:02bene, di seguirlo bene perché da questo

1:04stesso webinar verranno tratti spunti

1:06per i quesiti del 25 di settembre perché

1:09la prova, come sapete, è il 25 di

1:11settembre dalle 9:00 alle 12:00 e

1:13abbiamo ospiti, due dei nostri migliori

1:16interpreti del welfare state oggi in

1:18Italia, professor Maurizio Ferrera,

1:20professore di scienza politica presso la

1:22facoltà di Scienze Politiche di Milano.

1:24È uno dei nostri maggiori esperti di

1:26welfare a cui dopo la sua relazione

1:29della durata di un'oretta o poco meno

1:31potrete anche porre domande e quesiti di

1:33ogni sorta sempre relativi al tema

1:36fondamentale che il professore

1:37affronterà come pure affronta il

1:39festival salvare lo stato sociale. In

1:42che modo? Perché? Con quali riforme?

1:44Ecco, su questo aspetto in specifico poi

1:46si intratterrà Franca Maino, docente

1:48della stessa Università di Milano,

1:50direttrice scientifica di percorsi di

1:52secondo welfare, dove appunto Francesca

1:55poi ci dirà qualcosa su cosa poter fare

1:57per cambiare, migliorare, continuare con

2:00lo stato sociale. In ogni caso, allora

2:03noi termineremo verso le 11:30. Volevo

2:05solo segnalare che tutto è pronto per la

2:08prova del 25 di settembre e volevo anche

2:11segnalare che il Ministero ha rimesso

2:13finalmente il concorso economia tra le

2:15manifestazioni che riconoscono le

2:17eccellenze tra gli studenti, quindi

2:19avremo anche modo di premiare gli

2:21eccellenti, 20 eccellenti vincitori

2:23della prova che poi terremo la

2:27premiazione il 24 di ottobre a Torino

2:31nell'ambito del Festival Internazionale

2:34dell'Economia. Professor Ferrera, a lei.

2:36Grazie di essere qua con noi.

2:39>> Grazie a voi. Eh, io ho preparato delle

2:41slide

2:43ehm andiamo avanti in cui, ehm,

2:48tarò un farò un'inquadratura generale

2:52sul concetti e le definizioni

2:56di questo termine, ormai è entrato

2:57nell'uso comuni comune che è il welfare

2:59state. Poi parlerò, dirò, darò qualche

3:03dato sulle spese, quindi sulle

3:06dimensioni economiche aggregate del

3:08welfare state e poi parlerò delle sfide

3:12e delle possibili soluzioni ai problemi.

3:15Allora, iniziamo con il,

3:18come dire l'inquadramento generale. Se

3:21voi andate sul sito del Festival

3:23dell'Economia trovate questo messaggio

3:26riassuntivo.

3:28Il welfare state è un carattere

3:30distintivo dell'identità europea.

3:33È vero che è molto diverso da paese a

3:35paese, ma una serie di tratti e di

3:38obiettivi comuni. L'idea di offrire

3:41protezione contro rischi che non sono

3:44coperti, alcuni non possono essere

3:47coperti dalle assicurazioni private al

3:51fine di ridurre la povertà e di

3:53contenere le diseguaglianze senza

3:56dimenticare l'obiettivo di mantenere

3:59alti livelli di partecipazione

4:01lavorativa.

4:03in realtà via in realtà ehm

4:08diciamo

4:10per approfondire questo messaggio

4:12abbastanza, come dire positivo

4:15sugli obiettivi

4:17eh del del welfare,

4:20eh possiamo fare dobbiamo fare

4:22riferimento a due opposte

4:25posizioni o valutazioni

4:27che il dibattito internazionale

4:31ha, diciamo, formulato durante

4:33soprattutto

4:35l'ultimo ventennio, l'ultimo

4:37quindicennio, quello che ha registrato

4:40una sequenza davvero impressionante di

4:42crisi in Europa a partire dalla crisi

4:46dell'euro, la grande recessione, poi la

4:48pandemia eccetera eccetera.

4:51E queste due posizioni eh opposte

4:55sono si possono riassumere con due

4:57espressioni.

4:59Una, il welfare è diventato, per quanto,

5:03diciamo, vantaggioso per tanti punti di

5:05vista, è diventato un fardello sempre

5:08meno sostenibile per l'economia.

5:12La seconda posizione è di segno

5:14completamente opposto, soprattutto

5:17questa posizione è stata formulata dopo

5:20la pandemia Covid e qui la posizione

5:24dice suggerisce che il welfare sia stato

5:28in realtà una specie di eroe non

5:32sufficientemente riconosciuto

5:35perché ha saputo proteggere, capacitare

5:38le persone in un periodo

5:41di gravissima difficoltà a livello

5:44individuale, a livello collettivo.

5:47Allora, io credo che entrambe queste

5:50posizioni siano, diciamo, espresse in

5:53termini troppo generali e quindi come

5:56sta non si può scegliere tra una o

5:59l'altra. la verità sta nel mezzo e ci

6:03sono problemi di sostenibilità

6:05e ci sono però anche realizzazioni in

6:09termini di capacità di protezione

6:12che magari vanno non solo valorizzate ma

6:15anche rafforzate.

6:17E poi, diciamo, è [schiarire la voce]

6:18troppo,

6:20diciamo, generale la formulazione, cioè

6:23la la contrapposizione fra le due

6:25posizioni, perché si diceva prima nella

6:28prima slide, ci sono molte diversità fra

6:31paesi e quindi la, diciamo, il grado di

6:36sostenibilità, ma anche il grado di

6:38capacità e adeguatezza

6:40delle prestazioni di welfare dipende

6:44appunto dai dai vari paesi e dagli

6:47specifici

6:48dettagli dei loro sistemi istituzionali

6:51e anche degli andamenti sociodemrafici.

6:56Allora,

6:57chiariamo un po' i concetti generali di

7:00questo dibattito. Cosa si intende per

7:03welfare

7:05come concetto generale?

7:07Allora, welfare che a volte si usa anche

7:10per come sinonimo di welfare state, ma

7:14che in realtà in realtà è un concetto

7:16più generale che si può tradurre in

7:18italiano come benessere

7:22e fa riferimento a una condizione

7:25soggettiva

7:27percepita

7:29delle persone, delle famiglie, insomma,

7:31delle degli individui

7:34in cui, appunto, le persone si sentono

7:36sicure.

7:37e capaci di far fronte a i principali

7:41rischi e bisogni sociali in una

7:45condizione di benessere inteso

7:47essenzialmente come sicurezza.

7:51E questa condizione soggettiva, la

7:54percezione di una sicurezza di fronte a

7:57rischi e bisogni è [sbuffare] in genere

8:00collegata alla presenza

8:02di un ventaglio di risorse e opportunità

8:06che ci diciamo sorreggono precisamente

8:09quando affrontiamo i rischi e cerchiamo

8:11di far fronte ai bisogni.

8:16Cosa sono i rischi e i bisogni? No, due

8:18concetti molto generali. Facciamo degli

8:21esempi distinguendo tra le tre

8:24principali fasi del cosiddetto ciclo

8:27vitale della vita.

8:30Innanzitutto il il primo la prima fase

8:33che è quella della infanzia,

8:35dell'adolescenza, della gioventù, della

8:37giovinezza. E qui sappiamo che i ehm

8:42rischi principali sono elencati qui, li

8:46riassumo, povertà, diseguaglianze

8:50educative e di opportunità, magari

8:53dovute al background familiare,

8:57l'esclusione sociale, la difficoltà di

9:00passare dalla dipendenza dalla famiglia

9:03di origine alla autonomia economica e

9:07lavorativa.

9:09E questo è il rischio che non colpisce

9:11tutti, ma quando colpisce genera

9:14bisogni. bisogni di assistenza, bisogni

9:17di cura, di istruzione, magari

9:20istruzione mirata, di formazione, per

9:23esempio formazione al lavoro

9:27e di politiche per di inserimento

9:29lavorativo nell'ultima giuntura che è

9:32quella che collega lo stato di giovane a

9:36quello di adulto che partecipa al

9:39mercato del lavoro. nella seconda fase

9:43il che è quella della la fase adulta, la

9:45fase in cui tipicamente

9:48si svolge un'attività lavorativa, i

9:51rischi sono invece la disoccupazione,

9:54la precarietà dovuta a contratti

9:56parttime o comunque non stabili,

9:59l'insufficienza di reddito, ormai nelle

10:02nostre società sta aumentando anche il

10:04sta aumentando il numero di working

10:07pool, lo dico in inglese, che vuol dire

10:10essenzialmente mente persone che

10:12lavorano, ma che hanno retribuzioni così

10:14basse che non gli consentono di uscire

10:17da una situazione di povertà.

10:19difficoltà di conciliazione tra lavoro e

10:22responsabilità familiare, soprattutto

10:24per le coppie in cui entrambi i partner

10:28lavorano e più in generale fenomeni di

10:31esclusione sociale. E qui i bisogni che

10:34si originano quando questi rischi

10:37colpiscono sono bisogni relativi al

10:39reddito, di nuovo alla formazione, alle

10:42cure sanitarie,

10:44ai servizi di conciliazione, a politiche

10:48di inclusione sociale. Infine l'età

10:52anziana, quella che, diciamo, è

10:55caratterizzata dal ritiro del lavoro. E

10:58qui è uno delle, diciamo, dei rischi che

11:02ha storicamente promosso insieme alla

11:05povertà

11:07l'introduzione di schemi pubblici di

11:10protezione sociale, che il rischio è di

11:13trovarsi con un reddito insufficiente

11:16perché la pensione è bassa, o perché non

11:18ci sono risparmi,

11:20la perdita di capacità fisiche e

11:23cognitive, isolamento, non

11:25[schiarire la voce] autosufficienza. E

11:27qua di nuovo problemi di reddito,

11:30mancanza di reddito, problemi o bisogni

11:34meglio di assistenza sociosanitaria e di

11:37servizi di inclusione. Quindi questo è

11:40un po' il modo in cui possiamo

11:42concettualizzare la relazione tra fasi

11:45del ciclo di vita, i rischi tipici di

11:48ciascuna di questa fase e i principali

11:50bisogni ai quali si può rispondere,

11:54diceva la slide precedente, tramite

11:57risorse e opportunità.

12:00Ecco, chi fornisce queste risorse e

12:03opportunità?

12:05Ecco, per rispondere a questa domanda è

12:08utile utilizzare questa figura che noi

12:10chiamiamo il diamante del welfare. Come

12:14vedete al centro del diamante sta la

12:17l'espressione benessere welfare, cioè

12:19quella famosa condizione soggettiva di

12:22sicurezza

12:24di fronte a rischi e bisogni. E

12:27tradizionalmente

12:28nella storia, diciamo, umana la

12:32principale il principale attore o la

12:35principale sfera che ha prodotto risorse

12:39e opportunità per far fronte ai bisogni

12:42è stata la famiglia e le reti

12:46familiari, parentali e se aggiungiamo

12:50allunghiamo un po' l'orizzonte, le reti

12:52amicali, cioè la solidarietà spontanea.

12:56diciamo così.

12:57D'altra parte eh in Europa, soprattutto

13:02da partire dall'età dall'età moderna,

13:06hanno svolto un ruolo importante anche

13:10quelle che qui si chiamano associazioni

13:12intermedie, cioè le comunità informali,

13:16le associazioni di categoria, la Chiesa.

13:19Per molti secoli sappiamo che la Chiesa

13:22e le sue istituzioni

13:26caritatevoli hanno fornito

13:29un sostegno ai bisognosi.

13:32Oggi ci sono queste organizzazioni non

13:36profit di cui parlerà, credo,

13:38soprattutto la mia collega. E infine una

13:41quarta sfera che è quella del mercato

13:44dove agiscono le imprese, i soggetti for

13:47profit, in particolare il mercato del

13:49lavoro, perché nel mercato del lavoro le

13:52persone

13:54hanno accesso a reddito e in

13:56[schiarire la voce] alcuni casi anche a

13:57dei servizi, per esempio nel caso del

14:01welfare aziendale,

14:03alla vertice di questo diamante troviamo

14:06lo stato perché a partire dalla fine

14:08dell'800 più compiutamente a partire

14:11dalla fine della seconda guerra mondiale

14:14sono le istituzioni statali ad aver

14:17acquistato un ruolo predominante

14:20nel fornire protezione sociale

14:25attraverso schemi di assicurazione

14:29obbligatoria, assicurazione sociale

14:31obbligatoria, servizi, ehm e altro.

14:36Non solo, ma lo Stato ha anche, diciamo,

14:40svolto due altre funzioni. quella di che

14:44sono in parte le le possiamo

14:47visualizzare

14:50procedendo lungo i confini del diamante.

14:53Ha regolato il mercato del lavoro, ha

14:56regolato il sistema delle solidarietà

14:59familiari attraverso [schiarire la voce]

15:00il diritto di famiglia e anche regolato

15:04eh il ruolo e il modo le modalità

15:08operative delle associazioni intermedie.

15:11Infine, lo Stato, [schiarire la voce]

15:14sempre se guardiamo al suo perimetro, al

15:16perimetro del diamante, ha eh diciamo

15:21controllato,

15:22ha fatto da gatekeeper, da controllore

15:24dei confini esterni al welfare,

15:27stabilendo chi può entrare nella nel nel

15:32welfare state, sia, diciamo, dal punto

15:35di vista territoriale, pensiamo

15:38all'immigrazione, sia dal punto di vista

15:40dell'accesso agli specifici schemi, per

15:43esempio quelli assicurativi di

15:46protezione. Andiamo avanti.

15:49Ecco, questo era il quadro generale.

15:51Allora, l'indicatore [schiarire la voce]

15:53che quantitativo

15:55che è il più utilizzato per capire qual

16:00è, diciamo, la

16:03l'incidenza del welfare all'interno del

16:07bilancio pubblico,

16:09ehm è l'incidenza, appunto, la

16:12percentuale di spesa pubblica sociale,

16:15lo vedete nella nella identità sinistra

16:19rispetto al PIL è moltiplicata per

16:21Naturalmente se vogliamo esprimerla in

16:24percentuale.

16:26Allora, dove il totale delle spese

16:28pubbliche è composto dell'insieme delle

16:31spese per trasferimenti. [risate] I

16:32trasferimenti sono i sussidi monetari e

16:35i servizi,

16:37mentre il PIL è il valore complessivo

16:41dei beni e dei servizi che sono prodotti

16:44in un determinato paese, in un

16:46determinato anno. E il prodotto interno

16:50lordo, come potete ben immaginare,

16:52dipende principalmente, non solo, ma

16:54principalmente

16:56da quante persone sono occupate, da

16:59quanto producono, cioè dalla loro

17:01produttività e dai loro redditi.

17:05Allora, se guardiamo adesso la tabella,

17:08vediamo che nell'Unione Europea, nel

17:112024, che è l'ultimo anno in cui sono

17:14possibili i confronti,

17:17nell'Unione Europea in media la spesa

17:20pubblica sociale assorbiva il 27 rotti%

17:24del PIL, quindi più di un quarto del

17:27PIL, con alcuni paesi che spendono di

17:32più.

17:33Eh, tra questi il quello che ha la

17:37maggiore incidenza è la Francia, ma

17:39anche l'Italia ormai da qualche tempo ha

17:42superato la media europea con il suo 28

17:46e 31, mentre tra quelli che spendono di

17:49meno troviamo soprattutto i nuovi paesi

17:52che hanno aderito all'Unione Europea

17:55dopo il 2004.

18:00Andiamo avanti. Ecco, vediamo come

18:03spendiamo in termini di ehm dei rischi

18:07eh delle quote di spesa pubblica sociale

18:10che vengono utilizzate per proteggere da

18:12specifici rischi.

18:15Vediamo che

18:17la vecchiaia e quindi essenzialmente le

18:20pensioni dal punto di vista del tipo di

18:23prestazioni assorbono fanno la parte del

18:26leone 47%

18:29a a nella media UE e assorbono più della

18:34maggior parte della spesa sociale

18:36pubblica nel caso italiano.

18:40Poi c'è il il rischio della malattia e

18:43della sanità si tengono distinte perché

18:47ci sono sia le indennità monetarie di

18:49malattia per i lavoratori dipendenti sia

18:52i servizi sanitari. E qui vediamo che in

18:55media eh la la l'Unione Europea spende

18:59quasi il 30%, in Italia si spende un po'

19:03meno.

19:05Poi ci sono gli altri rischi,

19:07l'invalidità, i rischi connessi alla

19:10numerosità e alla e al reddito delle

19:13famiglie con figli o politiche

19:17espressamente rivolte ai minori, il

19:19rischio di disoccupazione, il rischio di

19:23un mancato o difficile accesso alla

19:26abitazione e il rischio di esclusione

19:29sociale, che è un termine più ampio del

19:32vecchio concetto di povertà.

19:35E qua, come vediamo, un'altra anomalia,

19:39se prendiamo il 2004 del caso italiano,

19:41è il sotto la sottoprotezione

19:45dei rischio del rischio famiglia e

19:49minori, poi c'è anche la disabilità.

19:52spendiamo un po' di più sulla

19:53disoccupazione, ma la disoccupazione è

19:56un dato che dipende anche da quanti

19:57disoccupati ci sono in quell'anno in un

20:00determinato paese e abbiamo una spesa

20:03relativamente bassa per quanto riguarda

20:06la casa.

20:08Procediamo. [schiarire la voce]

20:09Abbiamo poi un'altra, diciamo, relativa

20:12anomalia comparata. Siamo il paese

20:15europeo in cui la spesa pubblica sociale

20:19si concentra sui trasferimenti monetari,

20:22[schiarire la voce] sussidi

20:23essenzialmente pensioni, indennità,

20:26eccetera, e trascura in maniera relativa

20:30i servizi, sanità, servizi sociali,

20:34abbiamo citato la casa e così via.

20:39Quindi, se diciamo prendiamo le misure,

20:41poi andare avanti, le misure complessive

20:44del caso italiano in prospettiva

20:46comparativa,

20:48troviamo possiamo riassumere queste

20:50anomalie in questo modo. C'è uno

20:54squilibrio

20:56tra trasferimenti e servizi.

21:00c'è una distorsione,

21:03la chiamiamo doppia qui, che riguarda

21:06sia lo squilibrio tra i rischi protetti

21:10e quindi tanto alla vecchiaia,

21:13meno in alcuni casi molto meno per altri

21:16rischi e poi una una distorsione

21:21eh distributiva su cui arrivo fra un

21:23momento in termini di squilibri fra

21:25categorie protette. Poi non c'è il dato,

21:28ma è comparativamente basso anche la

21:31spesa per l'istruzione. Andiamo avanti.

21:34Ecco, questa tabella, diciamo, incrocia

21:36le due distorsioni. Mh, i più sono

21:40semplicemente volti a, diciamo, indicare

21:43la intensità della protezione, mentre

21:47sull'asse verticale abbiamo una

21:49distinzione tra categorie che noi

21:52chiamiamo garantite. pensate ai

21:54dipendenti pubblici o ai lavoratori

21:56dipendenti delle grandi imprese,

21:59pensioni generose

22:01e invece una protezione un po' meno

22:04generosa, ma più o meno in linea con

22:06quella degli altri paesi. Poi una fascia

22:08di semigarantiti,

22:10lavoratori autonomi, lavoratori eh

22:14dipendenti delle piccole e medie

22:16imprese, i cosiddetti lavori lavoratori

22:19atipici, molti dei precari che hanno

22:21pensioni, diciamo, meno generose del

22:24passato, soprattutto dopo le riforme

22:26degli ultimi 25 anni e hanno un accesso

22:31accesso a una protezione meno ampia,

22:35soprattutto per quanto riguarda la

22:36famiglia, disoccup occupazione e la casa

22:39riguardo agli altri rischi. E poi c'è

22:41una fascia di non garantiti che riguarda

22:44soprattutto i lavoratori dell'economia

22:46sommersa, tra i quali ci sono anche

22:48molti immigrati

22:51che hanno accesso a una prestazione

22:54quando ce l'hanno solo di tipo

22:56assistenziale, cioè la pensione o

22:58l'assegno di di

23:01l'assegno sociale, una pensione più che

23:04che

23:06va a tutti coloro che non hanno hanno

23:09una certa età e non hanno

23:11mezzi eh sufficienti e come dire non

23:15hanno accesso agli altri o quasi agli

23:18altri alle altre prestazioni. Andiamo

23:20avanti.

23:23In tutto questo eh il welfare è

23:26sottoposto oggi a tre, diciamo, grandi

23:30sfide. Ce ne sono tante di sfide, ma

23:32queste mi sembrano quelle più pertinenti

23:34per oggi. La sfida demografica,

23:38l'invecchiamento da un lato, più

23:40anziani, ma anche il degiovanimento

23:43dall'altro lato, meno bambini e quindi

23:46meno giovani.

23:49E questa sfida

23:51suscita o genera pressioni espansive su

23:54sul sistema pensionistico, ma anche sul

23:56sistema sanitario, ma anche dei vincoli

23:59di risorse, perché se ci sono meno

24:01giovani che entrano nel mercato del

24:03lavoro, vuol dire che ci saranno anche

24:06meno occupati, quindi il denominatore,

24:08il PIL, tenderà a contrarsi.

24:12Poi c'è la sfida dei nuovi rischi e dei

24:14nuovi bisogni che sono elencati qui

24:17sotto che sono connessi alle

24:19trasformazioni della economia e anche

24:23questi nuovi rischi, questi nuovi

24:26rischi, soprattutto i bisogni connessi a

24:28loro connessi esercitano delle pressioni

24:31espansive, necessità di protezione, di

24:34ulteriore protezione che adesso magari

24:36non c'è e generano anche dei vincoli in

24:40termini, per esempio, di capitale umano

24:43e di di produttività, quindi sia sul

24:46numeratore che sul denominatore. E poi

24:49la bassa crescita dovuta a tantissimi

24:51fattori, declino della competitività

24:54europea, la globalizzazione,

24:58la

24:59l'erosione del capitale umano e così

25:02via. E quindi il grosso problema che sta

25:04a monte dell'interrogativo del tema del

25:08del Festival dell'Economia è come

25:10conciliare sostenibilità e adeguatezza

25:15per salvare il welfare europeo.

25:18Vi do qualche spunto.

25:23detto che l'indicatore quantitativo

25:26riassuntivo, quello che diciamo ci

25:29segnala il problema è questo questa

25:34incidenza della spesa pubblica sociale

25:37rispetto al PIL.

25:39Ehm, quindi la spesa pubblica sociale è

25:42il numeratore che dipende dal numero di

25:45prestazioni e e dal loro valore

25:48monetario medio, ma anche dal PIL, dal

25:52denominatore che dipende, come ho detto

25:54prima, dal numero di occupati

25:57moltiplicato la loro produttività e i

25:59loro redditi.

26:02Naturalmente bisognerebbe tener conto di

26:03altri fattori, per esempio il deficit e

26:06soprattutto il debito pubblico che

26:08rendono ancora più difficile raggiungere

26:12uno dei due obiettivi fondamentali che

26:14che è quello del mantenere un equilibrio

26:17economico fra queste due grandezze, la

26:21spesa pubblica e il PIL, in modo da

26:24ridurre, come dire, il peso del fardello

26:27per fare riferimento alla prima

26:30valutazione.

26:32Però il secondo obiettivo collegato alla

26:35metafora dell'eroe è che bisogna

26:38continuare a fornire una protezione e

26:42una capacitazione adeguata alle persone.

26:47Andiamo avanti, Franca. non

26:50necessariamente, [schiarire la voce]

26:51diciamo, mantenendo

26:54il livello di generosità delle vecchie

26:57prestazioni, no, magari anche contenendo

27:02il valore di queste prestazioni, quando

27:04queste non sono più commisurate

27:06all'entità dei bisogni e espandere

27:12invece le prestazioni e la protezione

27:14per i nuovi rischi.

27:16Quindi bisogna fare degli interventi sul

27:18numeratore,

27:20interventi di contenimento e di

27:23razionalizzazione della spesa che noi

27:25chiamiamo ricalibratura.

27:29Poi bisogna fare degli interventi sul

27:31denominatore, cioè per aumentare il PIL.

27:34E qui ci sono una serie di politiche che

27:36non hanno a che fare con il welfare,

27:39politiche per o solo parzialmente,

27:41politiche per l'occupazione, per la

27:43produttività, per i redditi, ma anche

27:46politiche che noi chiamiamo di

27:48investimento sociale. E adesso vediamo,

27:51facendo brevemente riferimento al caso,

27:54a ciò che è successo nel caso italiano,

27:56cosa intendiamo per investimenti

27:58sociali? Allora, il caso italiano che

28:01partiva da quelle due o tre ehm marcate

28:06distorsioni che abbiamo visto prima,

28:09eh ha avuto bisogno di una ricalibratura

28:13particolarmente incisiva che in parte

28:15c'è stata, pensiamo al ciclo di riforme

28:19restrittive delle pensioni che si è

28:22avviato nel, diciamo, 2000 nel 1995 con

28:27la riforma DINI e poi culminato nella

28:29riforma Fornero del 2011. L'ultimo

28:33quindicenno a quindicennio ha però anche

28:36visto interventi di ricalibratura,

28:39chiamiamola positiva, cioè di riforme

28:42migliorative di una serie di prestazioni

28:45sottosviluppate.

28:47Per quanto riguarda gli investimenti

28:49sociali, queste sono spese che hanno a

28:52che fare col welfare, ma che oltre a

28:55funzioni di protezione hanno anche

28:58funzioni di capacitazione e quindi di

29:01aumento del capitale umano dei

29:04lavoratori e quindi auspicabilmente

29:07della loro produttività.

29:09servizi sociali che consentano alle

29:12coppie che lavorano una maggiore

29:15conciliazioni, politiche attive del

29:17lavoro che facilitano l'ingresso nel

29:20mercato del lavoro. Conclusione,

29:24eh voglio finire con un messaggio che

29:26riprende, diciamo, quello del festival,

29:30ma lo articola un pochino, no? Bisogna

29:33salvare il welfare perché il welfare è,

29:36diciamo, un'istituzione

29:38vantaggiosa,

29:40un insieme di politiche vantaggiose in

29:43senso economico, innanzitutto, perché un

29:46welfare adeguatamente calibrato

29:49genera le condizioni sia per una

29:52crescita inclusiva,

29:55secondo obiettivo,

29:57ehm, sia per la sostenibilità nel tempo

30:01dello stesso welfare, perché che

30:02mantiene eh gestibile questo equilibrio

30:07fra il numeratore e il denominatore.

30:10Il welfare è però anche vantaggioso,

30:13questo il messaggio del festival non lo

30:14dice, sotto il profilo politico, eh

30:18perché insieme allo stato di diritto,

30:21alla democrazia e a un'economia di

30:24mercato aperta, che sono i tre tratti

30:27caratteristiche del caratteristici del

30:30modello europeo di società, il welfare

30:33state parifica, amplia

30:35[schiarire la voce] e potenzia le chance

30:38di vita, le opportunità di vita

30:40dei cittadini e con ciò, per usare un

30:43termine antico, ma per me ancora molto

30:45attuale, la loro emancipazione, che è

30:49una combinazione fra libertà e

30:51eguaglianza.

30:53Per chi volesse approfondire queste

30:54tematiche, vi faccio vedere nell'ultima

30:56slide la copertina di un mio libro

31:00intervista che uscirà a ottobre 2006 e

31:03che verrà presentato, giusto appunto al

31:06Festival di Torino intitolato

31:08[schiarire la voce] Welfare, idee per la

31:10nostra casa comune. Grazie.

31:20che io ho ancora una ventina di minuti

31:23per eventuali domande, poi purtroppo vi

31:25devo lasciare.

31:28>> Allora, mi intrometto giusto per dare

31:29una nota tecnica per chi volesse

31:32partecipare con le proprie domande.

31:34Allora, è possibile utilizzare la chat

31:37che credo i professori vedano già,

31:39giusto?

31:42per se perfetto. Quindi per fare una

31:44domanda scritta potete utilizzare la

31:45chat. Invece, se preferite farla a voce,

31:48nella barra dei comandi dove c'è proprio

31:50accanto al pulsante chat, trovate il

31:52pulsante Alza la mano che mi darà la

31:54possibilità di aprirvi il microfono e

31:56farvi parlare.

32:42Non siate timidi. Sì.

33:16Forse posso

33:19offrire un ulteriore stivolo che è

33:22collegato

33:24a quello snodo del ciclo di vita che

33:30riguarda il passaggio

33:33dalla

33:35[sospiri]

33:36dalla fase del della formazione

33:40della scuola della formazione alla

33:44inserimento

33:46nel mercato del lavoro e più in generale

33:49la transizione verso l'età adulta. che

33:52non significa soltanto eh diventare eh

33:57economicamente indipendente sotto il

34:00profilo del reddito, ma anche formare

34:03uscire dalla casa dei genitori, formare

34:07una coppia, eh avere dei figli, quindi

34:11allargare la famiglia. queste

34:14questo passaggio, questo snodo è

34:16particolarmente difficile, soprattutto

34:18in Italia oggi,

34:21eh perché

34:24per tante ragioni che hanno a che fare

34:26con, diciamo, il funzionamento

34:28dell'economia,

34:30ma anche per come è organizzato oggi il

34:33nostro sistema di welfare e cioè

34:37l'assenza di sostegni pubblici

34:42per che favoriscano o che, diciamo,

34:45facilitano l'acquisizione

34:47dell'autonomia, per esempio, abitativa,

34:50dell'autonomia

34:52delle giovani famiglie, delle giovani

34:54coppie che,

34:57diciamo, compensino gli oneri aggiuntivi

35:00che ci sono in tutte le famiglie quando

35:04nascono i figli.

35:08Eh, noi sappiamo che i giovani italiani

35:12eh hanno delle difficoltà ad accedere se

35:15ci sono ai sostegni.

35:18Negli altri paesi abbiamo visto, no, la

35:21spesa a sostegno dell'abitazione è molto

35:23più alta negli altri paesi e negli altri

35:26paesi esistono anche, diciamo, schemi e

35:29programmi che facilitano l'uscita di

35:33casa ehm

35:36a età relativamente precoce. Molti nella

35:41in Scandinavia molti giovani escono di

35:44casa quando cominciano l'università. e

35:48hanno eh a disposizione a loro

35:51disposizione

35:52eh residenze universitarie

35:55eh quasi gratuite, hanno ehm borse di

35:59studio, tutte diciamo prestazioni che

36:03non sono molto sviluppate da noi

36:07in parte anche per questa concentrazione

36:10della spesa verso la fine della vita,

36:13cioè sul sistema pensionistico. Lo

36:15stesso vale per quanto riguarda

36:18l'ingresso nel mercato del lavoro. Ehm,

36:22è da poco in Italia che si parla di

36:25servizi pubblici per l'impiego e una

36:28volta c'erano gli uffici di collocamento

36:31dove la gente non andava nemmeno a

36:32iscriversi perché era semplicemente una

36:35certificazione burocratica dello stato

36:37di disoccupazione o di ricerca di primo

36:41impiego. Non c'era nessun aiuto. Adesso

36:44i servizi per l'impiego sono un po' più

36:46sviluppati anche grazie all'Unione

36:48Europea e svolgono in maniera più

36:53efficace la loro funzione di facilitare

36:58l'inserimento, di mettere in contatto la

37:01domanda di lavoro, quella delle imprese

37:04con l'offerta di lavoro, quella dei

37:06giovani che sono in cerca di prima

37:09occupazione. anche le università, ad

37:10esempio, si sono attrezzate per avere

37:14delle strutture al loro interno che

37:16facilitano questa transizione,

37:18ma diciamo

37:21è ancora al abbastanza poco sviluppato

37:27questo sistema e non è molto efficace,

37:29soprattutto, devo dire nelle regioni del

37:32Mezzogiorno. Tanto'è vero che noi

37:34abbiamo registriamo una fortissima

37:38migrazione dei talenti, si dice, cioè di

37:41ehm migrazione sia interna di molti

37:44giovani eh che si muovono soprattutto da

37:48sud a nord, sia dall'Italia all'estero.

37:51eh centinaia di migliaia di studenti

37:53nell'ultimo decennio

37:55laureati sono andati all'estero per

37:58mancanza di opportunità

38:00o diciamo eh per inadeguatezza del del

38:05reddito offerto dalle imprese eh per per

38:10diciamo cominciare una carriera

38:12lavorativa migliore. Quindi,

38:15[schiarire la voce] allora, il welfare

38:16state non ha non è soltanto un

38:19ricettacolo

38:20di richieste di sostegno nei bisogni dei

38:25bisogni e anche un insieme di politiche

38:29che debbono facilitare e devono

38:32capacitare, ho detto prima, le persone

38:35nel, diciamo, percorrere quelle

38:37transizioni da un da una fase all'altra

38:40del ciclo di vita da cui dipende

38:42l'equilibrio.

38:44complessivo della società,

38:46per esempio, l'equilibrio demografico è

38:49anche l'equilibrio tra occupati e non

38:52occupati, tra occupati contribuenti e

38:57persone che ricevono la pensione,

39:00inattivi pensionati.

39:03Pensate che quando nel negli anni 90

39:07ehm l'Italia doveva entrare nell'euro e

39:10quindi doveva

39:13dimostrare di eh [schiarire la voce]

39:16abbassare il livello di debito e di

39:19deficit sul PIL contenendo la spesa.

39:23essenzialmente

39:25le previsioni dell'Istat

39:28erano piuttosto allarmanti perché,

39:31diciamo, indicavano che verso la metà di

39:36questo secolo,

39:38tra gli anni 20 e gli anni 40, la spesa

39:42pensionistica

39:44pubblica,

39:45che adesso è intorno al 15-16%

39:50sarebbe arrivata al 25%.

39:54del PIL, cioè un quarto di PIL assorbito

39:58dalla eh dal versamento delle pensioni.

40:03E quando ci fu questa riforma che viene

40:06ricordata col nome del suo del

40:09presidente del Consiglio di allora

40:11Lamberto Dini, quando ci fu la riforma

40:13Dini, il ministro Ciampidi di allora che

40:16era il ministro del tesoro,

40:19girò le capitali europee prima della

40:21decisione finale su quali paesi

40:24sarebbero entrati nell'euro,

40:27facendo vedere un grafico che mostrava

40:30il cosiddetto tendenziale, cioè la linea

40:33di espansione della spesa pensionistica

40:36senza riforma che sarebbe arrivata al

40:3825%

40:40con la nuova

40:42proiezione, la nuova curva in cui grazie

40:45alla riforma dini questa questo valore

40:48sarebbe sceso intorno al 18% ancora

40:51troppo. Tant'è vero che le riforme

40:53successive hanno poi contenuto la spesa

40:57intorno al 15%

40:59che comunque è ancora superiore al dato

41:02medio europeo che è intorno

41:05al 12%.

41:07Quindi, anche se non è proprio

41:11totalmente giusto vedere questo come una

41:16contrapposizione

41:18in termini generazionali, eh perché c'è

41:22una catena fra le generazioni,

41:24quindi è difficile fare un computo

41:27preciso di che cosa dà una generazione a

41:30quella precedente o a quella successiva.

41:35Tuttavia c'è un principio generale che

41:37deve, diciamo, ispirare questa

41:40ricalibratura

41:42del welfare e che è l'equità fra le

41:44generazioni e mentre adesso noi siamo in

41:47un sistema che è fortemente iniquo.

41:59Bene, io credo

42:01>> direi che forse possiamo interrompere,

42:04magari gli stimoli possono venire dalla

42:06tua presentazione e naturalmente si

42:09possono fare domande anche su quello che

42:11ho detto io, anche se io non ci sarò,

42:13potrà rispondere alla professoressa.

42:16>> Grazie. Grazie Maurizio. Allora,

42:19condivido lo schermo e proseguo proseguo

42:22io.

42:28Ops.

42:30Ecco. Eh, intanto buongiorno a tutte e a

42:34tutti. È un piacere essere qui con voi.

42:37Come vedete dal titolo, eh proseguo eh

42:40sul tema del welfare, delle

42:42trasformazioni del nostro sistema eh di

42:46protezione sociale, del nostro stato

42:48sociale, eh spostando però l'attenzione

42:53su eh il concetto di innovazione

42:55sociale, sulle pratiche e le logiche

42:59collaborative e sulle comunità, il ruolo

43:04che i territori e le comunità possono

43:06assumere. oggi dentro il contesto che ha

43:10descritto il professor Ferrera alla

43:13ricerca di ulteriori soluzioni per

43:17contrastare il declino dello stato

43:19sociale. E quello che farò è toccare i

43:22punti che vedete elencati qua. prima di

43:26tutto spiegare in che modo entrano in

43:29gioco i territori e le comunità

43:32attraverso il concetto di

43:34territorializzazione

43:36del del welfare. Passerò poi a

43:39introdurre il concetto di secondo

43:41welfare,

43:44un concetto che risale ormai ad alcuni

43:47anni fa e che proprio il professor

43:48Ferrera aveva proposto al dibattito

43:52attraverso un articolo sul Corriere

43:54della Sera, poi ripreso e messo al

43:58centro di studi e di ricerche ehm che

44:03oggi ne fanno un concetto ampiamente

44:05entrato nel non solo nel dibattito ma

44:08anche attraverso studi e ricerche per

44:11cercare di individuare quali sono le

44:14logiche che sorreggono la

44:18trasformazione, una possibile

44:19trasformazione

44:21dello stato sociale. Passerò poi a

44:23proporvi alcuni casi ed esperienze che

44:27nascono e si stanno sviluppando, si sono

44:29sviluppate proprio nei territori per

44:33concludere brevemente.

44:35E allora, quando noi parliamo di

44:38territorializzazione del welfare,

44:41facciamo riferimento al fatto che molte

44:44delle prestazioni e dei servizi che sono

44:47stati richiamati nell'intervento del

44:50professor Ferrera

44:52sono poi erogati, forniti ehm in una

44:56dimensione che è la più prossima

44:58possibile a dove le persone, i cittadini

45:01e le cittadine vivono, eh lavorano

45:05si trovano, no?

45:07E quindi

45:09dobbiamo anche considerare non solo

45:11l'impianto delle grandi politiche

45:15gestite

45:16livello nazionale, ma anche il ruolo che

45:20hanno solo le regioni, ma soprattutto

45:23gli enti locali, le istituzioni

45:25pubbliche a livello locale,

45:28istituzioni pubbliche che si trovano

45:30però a operare insieme a una pluralità

45:34di altri soggetti anche non pubblici che

45:38sono stati già in larga parte, diciamo,

45:41richiamati e su cui tornerò dal

45:43professor Ferrera quando vi ha

45:45illustrato, no, il diamante del welfare

45:48e ha fatto riferimento a come le quattro

45:52sfere del diamante, i quattro punte del

45:54diamante, diciamo, hanno operato nel

45:56tempo e oggi sempre più, dico io, è un

46:01po' questo il tema che voglio sviluppare

46:04nella mia parte si trovano a eh

46:07lavorare, a collaborare sempre più

46:09insieme per fornire delle risposte.

46:13Eh questo perché? Perché se vedete eh le

46:16prime righe di questa slide, oggi i

46:19comuni, i territori dispongono di una

46:22capacità di spesa eh molto bassa. Eh

46:27stiamo parlando di un 7 di di uno 0,5%

46:31del PIL a fronte di un 30% del PIL per

46:36quelle politiche che sono state

46:37richiamate precedentemente.

46:40in valori assoluti meno di 8 miliardi di

46:43euro a fronte di quei 600 miliardi di

46:46euro che sono stati richiamati

46:48precedentemente. Se noi ci limitassimo a

46:50guardare ai territori, alle comunità

46:54puntando l'attenzione sulla spesa, eh

46:58non faremmo un buon servizio e non

47:00saremmo in grado di cogliere delle

47:02trasformazioni significative che sono in

47:05atto e che rimandano alla capacità dei

47:09territori, nonostante una disponibilità

47:11di risorse così contenuta, di attivare

47:14progettualità, collaborazioni tra più

47:17attori, di mobilitare risorse aggiuntive

47:20a quelle pubbliche o di rendere più

47:23efficiente l'utilizzo di quelle risorse

47:25pubbliche che ci sono, andando ad

47:28operare proprio nelle aree di bisogno

47:31che sono meno coperte dalle politiche

47:35pubbliche di welfare. Quindi quello che

47:39vi propongo è di guardare ai territori

47:42come degli ecosistemi socioeconomici e

47:46anche culturali nei quali una pluralità

47:49di attori pubblici, le istituzioni

47:52pubbliche, ma anche privati, eh quindi

47:55le imprese, ehm le aziende, eh il mondo

48:00del terzo settore, le cooperative, le

48:02imprese sociali, le fondazioni che se eh

48:06sono in rete eh possono fare la

48:09differenza possono fare la differenza

48:12nel promuovere o nel facilitare dei

48:15processi in grado di aggregare, di

48:17mettere a sistema, di utilizzare meglio

48:20le risorse quando sono già presenti, ma

48:23sono anche in grado di favorire

48:25l'integrazione tra ambiti, settori di

48:29policy, in alcuni casi anche in modo

48:31inedito, non scontato, non tradizionale

48:35e poi di assicurare che i processi

48:38che portano a fornire servizi e

48:40prestazioni seguano o non perdano di

48:43vista l'inclusione, cioè la possibilità

48:47di includere quelle fasce di popolazione

48:49che sono più fragili, che sono più a

48:52rischio di non trovare delle risposte ai

48:55loro ai rischi e soprattutto ai bisogni

48:58che sperimentano. E questo lo si può

49:00fare eh come dire promuovendo sia

49:04l'innovazione sociale che l'investimento

49:06sociale di cui vi ha parlato il

49:08professor Ferrera. Quando parliamo di

49:12welfare territoriale, a cosa facciamo

49:15riferimento? ad un welfare eh che ehm

49:19mette al centro il benessere di una

49:22comunità, non dei singoli individui e

49:25che costruisce o cocostruisce questo

49:28benessere coinvolgendo più attori, come

49:32dicevamo, sia pubblici che privati, ma

49:35anche gli stessi cittadini e le

49:36cittadine. Quindi il welfare locale da

49:40questa prospettiva è quell'insieme di

49:42politiche sociali che si costruiscono

49:46nei territori in cui gli enti locali non

49:49si limitano ad essere gli unici soggetti

49:52che che forniscono, che gestiscono, che

49:56producono gli interventi, ma assumono un

49:59nuovo ruolo. il ruolo di promotori di

50:02quelle reti che ho già richiamato, il

50:05ruolo di promotori e attivatori di

50:08risorse che di cui i territori

50:10dispongono, ma sono anche garanti dei

50:14diritti sociali, quindi del fatto che le

50:18persone, i cittadini, le cittadine, le

50:20famiglie possono accedere, trovare delle

50:23risposte

50:25a livello locale. E allora vedete che lo

50:28Stato non scompare, il welfare pubblico

50:32più tradizionale rimane ed è

50:34fondamentale. A questo si aggiungono

50:39attori territoriali

50:41che hanno e possono avere un ruolo

50:43importante per insieme rafforzare la

50:47dimensione territoriale del welfare e

50:49costruire insieme nuove forme di

50:52benessere. È qui che si inserisce il

50:55concetto di secondo welfare che ho già

50:58richiamato prima, che ha, diciamo, tre

51:01pilastri: l'apertura agli attori non

51:04pubblici, cioè riconoscere che accanto

51:07allo Stato c'è spazio per il mercato,

51:10per le associazioni, le organizzazioni

51:13intermedie, per la famiglia, a patto che

51:18tutti questi attori, questi soggetti

51:20lavorino insieme, provino a fare rete eh

51:24ad operare in modo sinergico. Una

51:28seconda gamba pilastro di questo di

51:31quello che chiamiamo secondo welfare è

51:33l'innovazione sociale, quindi la messa

51:36in campo di nuovi prodotti, di nuovi

51:39servizi e prestazioni, ma anche il

51:41ripensamento dei modelli di intervento

51:46ehm per rispondere ai bisogni sociali,

51:50anche a quelli nuovi che non trovano

51:52risposte dal welfare tradizionale, in un

51:55modo che sia il più efficace.

51:58possibile, certamente più efficace delle

52:00alternative esistenti, ma siano

52:03prodotti, servizi e modelli che mettano

52:06al centro le relazioni, le relazioni

52:09sociali, appunto, le collaborazioni,

52:13fino ad arrivare a formalizzare

52:16queste collaborazioni in vere e proprie

52:18partnership

52:20che si rafforzano nel tempo e poi quello

52:24che possiamo definire empowerment

52:27la capacitazione

52:29che è fatta di una maggiore

52:32partecipazione da parte dei cittadini e

52:34delle cittadine, degli individui, delle

52:36famiglie, ma anche di quella pluralità

52:39di enti e di organizzazioni che ho già

52:40richiamato, una maggiore

52:43responsabilizzazione, quindi passare

52:46dall'idea che si è solo destinatari

52:48delle prestazioni a un'idea che si possa

52:51essere coproduttori di risposte e di

52:55soluzioni.

52:56e poi il cofinanziamento dei servizi e

53:00degli interventi. Quindi, accanto a

53:01delle risorse pubbliche che non devono

53:03venire meno, possono fare la differenza

53:06anche risorse non pubbliche che, ad

53:09esempio, arrivano dal mondo delle

53:11imprese, del mondo delle aziende

53:13attraverso il welfare aziendale, su cui

53:15ritornerò fra poco. Perché questi tre

53:19pilastri del secondo welfare

53:22sono importanti e possono fare la

53:24differenza? perché hanno l'obiettivo di

53:27contribuire a rinnovare il modello di

53:30welfare più tradizionale, ad ampliare il

53:34perimetro della protezione sociale,

53:36quindi aggiungendo

53:38eh risposte, soluzioni, servizi e

53:41interventi e anche riconoscendo che il

53:44welfare non è solo la risposta ai

53:47bisogni, il welfare può essere anche

53:50motore di crescita e di sviluppo perché

53:53per fornire servizi di interventi

53:57ci vogliono professionisti del welfare,

54:00della cura e quindi questo apre la

54:04possibilità

54:05che il welfare generi anche posizioni

54:09lavorative, opportunità occupazionali,

54:13quindi contribuendo allo sviluppo e alla

54:15crescita del paese. Allora, più volte io

54:20ho menzionato gli attori del welfare e

54:24qui di nuovo vi sprono a

54:28avere in mente, a ripensare al diamante

54:30del welfare, a quelle quattro sfere o a

54:32quelle quattro arene ehm individuate nel

54:36diamante. Ecco, dietro o dentro quelle

54:39arene noi troviamo questi attori che ho

54:42provato a elencare per sottolineare la

54:47pluralità di voci, ma anche di risorse e

54:52di contributi che possono arrivare nei

54:56territori, nelle comunità, per fornire

54:58delle risposte ai nuovi rischi e ai

55:01nuovi bisogni. e quindi un terzo settore

55:04che è popolato da associazioni di

55:06volontariato, di cooperative, ma anche

55:09di imprese sociali, di mutue eh che

55:13quindi agiscono con finalità

55:16solidaristiche, quegli enti religiosi

55:18che sono già stati richiamati e anche

55:21una un insieme di fondazioni, quelle di

55:23origine bancarie, quelle di comunità,

55:26quelle

55:28diciamo promosse dalle imprese stesse.

55:32fondazioni di partecipazione,

55:35ma abbiamo poi anche il mondo

55:37produttivo, le imprese, ma i provider,

55:40le assicurazioni, le banche e anche le

55:43parti sociali, ovvero eh sindacati e

55:49associazioni di categoria, le une e le

55:52altre rappresentano

55:54gli interessi dei lavoratori e delle

55:56lavoratrici e gli interessi della parte

56:00imprend venditiva delle imprese,

56:02d'accordo? quindi andando a

56:04rappresentare gli interessi e

56:08contribuendo a ridefinire, a rinnovare i

56:10sistemi di welfare e poi non vengono

56:13meno eh e sono importanti anche sul

56:17livello locale governi e istituzioni

56:20pubbliche, dai comuni, alle province,

56:22alle regioni, agli ambiti sociali

56:25territoriali, alle scuole, alle

56:27strutture sanitarie e a tutto

56:29quell'insieme di enti eh pubblici che

56:32trovate, no? eh attorno a voi.

56:36Allora, il protagonismo di questi attori

56:40ha contribuito in questi anni in cui si

56:42è andato sviluppando quello che ho

56:44definito come secondo welfare

56:47a diciamo promuovere

56:50forme diverse di secondo welfare eh che

56:54sono diverse per tante ragioni, anche se

56:57sono accumulate dalle stesse logiche,

57:00quelle che ho richiamato prima, sono,

57:03diciamo, in parte diverse perché

57:06vedono

57:08attori

57:10differenti promuovere queste forme di

57:13welfare.

57:14La prima che vedete elencata qua, quella

57:16che chiamo welfare aziendale,

57:20è promossa o si sviluppa in particolare

57:23proprio dentro le organizzazioni, dentro

57:26le imprese, prima di tutto le imprese

57:30profit e prima di tutto ancora le più

57:33grandi, le grandi imprese o le medie

57:36imprese, ma può arrivare e ci sono casi

57:40significativi anche dentro le piccole o

57:43piccoline issime realtà produttive,

57:47pensate a tutto il mondo

57:48dell'artigianato, pensate al turismo,

57:52ma riguarda anche ovviamente le

57:55cooperative e le imprese non profit. Si

57:59tratta di fornire servizi o coperture,

58:03quindi il rimborso di prestazioni che i

58:05lavoratori e le lavoratrici devono

58:07sostenere andando ad integrare eh

58:11l'offerta che proviene dal welfare

58:14pubblico. D'accordo? Eh, quindi, come

58:17vedete, possono essere dispositivi in

58:19denaro o servizi diretti forniti ai

58:22dipendenti, alle dipendenti dai datori

58:24di lavoro. E oggi questo welfare

58:27aziendale ha anche, come dire, ha la

58:30capacità di uscire dai confini

58:32dell'impresa e favorire la nascita di

58:36reti che coinvolgano quegli attori che

58:39ho più volte richiamato per trasformare

58:42questo welfare aziendale in un welfare

58:44aziendale eh radicato nei territori,

58:47appunto, territoriale.

58:49Abbiamo poi il welfare filantropico. Qui

58:52entrano in gioco le fondazioni che ho

58:55già richiamato. Le fondazioni hanno una

58:59caratteristica molto interessante,

59:02dispongono di risorse che possono

59:05mettere a disposizione, lo possono fare

59:08attraverso bandi, lo possono fare in

59:11modo diretto e oggi sempre più lo fanno

59:15non indirizzando quelle risorse ad una

59:18singola organizzazione, ma mettendole a

59:22disposizione di reti territoriali che

59:27agendo attraverso l'innovazione

59:30promuovono propongono progetti

59:34ancora una volta radicati nei territori

59:37per fornire delle risposte ai nuovi

59:39rischi e ai nuovi bisogni. Quindi qui

59:42entrano in gioco delle risorse private,

59:45delle fondazioni che hanno però eh un

59:49uso pubblico eh per le comunità, per i

59:53territori, laddove molto spesso il

59:56welfare pubblico tradizionale non

59:58arriva. E poi abbiamo quello che ehm io

1:00:02qui chiamo welfare di prossimità, può

1:00:05essere welfare di eh comunità, eh quel

1:00:09welfare che vede ehm diciamo coinvolti

1:00:13ehm soggetti diversi, eh un ruolo

1:00:17importante da parte delle istituzioni

1:00:19pubbliche locali e anche il protagonismo

1:00:23dei cittadini e delle cittadine

1:00:24attraverso molto spesso reti informali e

1:00:28il volontariato, un'esperienza che forse

1:00:31alcuni di voi hanno fatto eh coinvolti

1:00:35in reti giovanili, facendo volontariato

1:00:39nelle comunità, nei luoghi in cui

1:00:42abitate. Ora queste tre forme di secondo

1:00:46welfare non sono mutualmente esclusive,

1:00:48possono essere compresenti e alimentarsi

1:00:51a vicenda nei territori e nelle comunità

1:00:55e questo ci porta a richiamare quelli

1:00:57che sono i punti di forza di iniziative,

1:01:01di interventi di secondo welfare.

1:01:04Certamente quando entrano in gioco

1:01:06risorse anche non pubbliche. è una

1:01:09pluralità di attori che hanno a cuore eh

1:01:12lo sviluppo eh dei territori.

1:01:16si generano maggiori opportunità,

1:01:18capacità di adattarsi più rapidamente,

1:01:22in modo più efficace ai bisogni

1:01:25settoriali o territoriali e farlo con

1:01:28una maggiore flessibilità,

1:01:31favorendo la possibilità che poi anche i

1:01:34grandi schemi del welfare pubblico si

1:01:37muovano nella stessa direzione. Ma noi

1:01:40rispetto alla transizione demografica,

1:01:43al grandi eventi, alla transizione

1:01:46climatica, alla transizione digitale,

1:01:49abbiamo anche bisogno di risposte

1:01:52immediate, di sperimentare nuove

1:01:55soluzioni, non aspettare che i governi

1:01:58si mettano d'accordo e approvino una

1:02:01nuova normativa, d'accordo? E quindi

1:02:05questa è una delle principali eh punti,

1:02:08uno dei principali punti di forza di

1:02:10quello che ho chiamato secondo welfare.

1:02:12Adattamento eh più o meno rapido e una

1:02:16maggiore flessibilità.

1:02:18Un secondo punto di forza è la

1:02:20possibilità di estendere, di introdurre,

1:02:24di proporre nuove forme di tutela per i

1:02:28cittadini e le cittadine in una logica

1:02:31che tenga conto eh della capacità di

1:02:34aggregare i bisogni e di aggregare anche

1:02:37le eh le risposte perché eh per rendere

1:02:41sostenibile eh il secondo welfare, il

1:02:44problema della sostenibilità che è già

1:02:46stata richiamata dal professor Ferrera è

1:02:50un punto di attenzione anche per il

1:02:53welfare territoriale, il welfare il

1:02:56secondo welfare e quindi è importante

1:02:59che

1:03:00prestazioni, servizi, interventi anche

1:03:03molto innovativi

1:03:05superino la prova della sostenibilità e

1:03:08quindi possano essere proposti e

1:03:10riproposti eh con risorse e che non

1:03:14siano eh diciamo eh soluzioni

1:03:17di corto respiro, di breve periodo, ma

1:03:21che se funzionano possono durare nel

1:03:25tempo. Un terzo punto di forza del

1:03:27secondo welfare è la proprio la

1:03:29possibilità di sperimentare,

1:03:33quindi di

1:03:36addentrarsi

1:03:37in percorsi

1:03:40in strade che non sono già battute, dove

1:03:44eh si può poi misurare

1:03:48l'impatto, la capacità di fornire delle

1:03:51risposte, delle risposte che incontrino

1:03:53davvero i bisogni

1:03:56le esigenze della popolazione, quindi

1:03:59mettere alla prova l'innovazione

1:04:01sociale, l'investimento sociale e su

1:04:06questo proprio le fondazioni, in

1:04:08particolare le fondazioni di origine

1:04:10bancaria, ce ne sono nel nostro paese

1:04:13più di 80, sparse in tutto il paese,

1:04:17hanno in questi anni promosso progetti

1:04:20pilota e quelli più capaci di fornire

1:04:25delle risposte sono stati poi replicati,

1:04:29sostenuti ulteriormente e in alcuni

1:04:32territori, in alcuni casi, sono

1:04:34diventate delle vere e proprie politiche

1:04:37locali alimentate anche, sostenute anche

1:04:41da risorse pubbliche.

1:04:43Ultimo punto di forza, eh il secondo

1:04:47welfare promuove quell'interazione

1:04:49positiva tra attori che non sono

1:04:52necessariamente abituati a lavorare

1:04:55insieme, eh che nel passato sono stati

1:04:58spesso divisi da interessi contrapposti.

1:05:02Oggi, rispetto a quelle sfide che

1:05:04anch'io ho evocato, transizione

1:05:06demografica, digitale, ambientale, c'è

1:05:09bisogno di superare le barriere, di

1:05:12lavorare insieme, nonostante poi ogni

1:05:15singola organizzazione abbia dei propri

1:05:18interessi. E quindi il secondo welfare

1:05:21favorisce la conoscenza, favorisce

1:05:25attraverso le sperimentazioni, i

1:05:26progetti pilota che richiamavo prima, la

1:05:29possibilità per l'associazionismo,

1:05:33le cooperative, le imprese, le

1:05:36istituzioni pubbliche di trovarsi,

1:05:39sedersi intorno al tavolo, eh iniziare a

1:05:42progettare insieme, a coprogettare e

1:05:45anche a coprodurre insieme eh risposte

1:05:49soluzioni. E allora vediamo quali sono

1:05:53le logiche che caratterizzano il secondo

1:05:56welfare. Ne richiamo in particolare tre.

1:06:00La prima eh ha a che fare con la volontà

1:06:04di ehm

1:06:06intervenire il più precocemente

1:06:09possibile, attivando anche le persone

1:06:12che sono destinatarie degli interventi.

1:06:15Allora, come vedete dalla slide, qui si

1:06:18tratta di superare una logica, un tipo

1:06:22di welfare che tende ad intervenire dopo

1:06:25quando il problema è esploso, quando la

1:06:28povertà ormai è manifesta, quando le

1:06:31famiglie non ce la fanno più a

1:06:34conciliare lavoro e famiglia e spesso le

1:06:37donne rinunciano al lavoro per occuparsi

1:06:40dei figli o dei genitori. Quindi

1:06:43intervento a posteriori,

1:06:46passare ad un welfare che invece cerca

1:06:48di prevenire questi questi bisogni

1:06:52agendo direttamente sui rischi con anche

1:06:57un contributo importante da parte delle

1:06:59persone.

1:07:01E quindi si tratta di superare i silos

1:07:05che dividono

1:07:07gli ambiti di policy e quindi servizi e

1:07:10politiche diverse devono imparare a

1:07:12lavorare insieme. Quindi un assessore

1:07:15alle politiche per l'istruzione, un

1:07:17assessore alle politiche per lo sviluppo

1:07:19locale devono lavorare insieme perché

1:07:23solo in questo modo sono in grado di

1:07:25ridefinire l'offerta formativa in

1:07:28risposta a quello che oggi il mercato,

1:07:31il mercato locale eh chiede. D'accordo?

1:07:34Quindi questo significa superare i

1:07:37silos, favorire una governance

1:07:40collaborativa. Quindi non basta dire che

1:07:43pubblico, terzo settore, imprese,

1:07:45cittadini eh si parlano, eh lavorano

1:07:49insieme, si deve andare verso una

1:07:53strutturazione, una formalizzazione di

1:07:57queste pratiche collaborative,

1:08:00riconoscendo il ruolo che ciascuno di

1:08:02questi attori può fornire.

1:08:04E poi, non meno importante usare dati e

1:08:09informazioni che sono prodotti da questi

1:08:12stessi enti ed organizzazioni per

1:08:14riuscire a comprendere meglio quali sono

1:08:17i bisogni e sulla base di una migliore

1:08:20comprensione decidere che cosa fare e

1:08:24quindi ripensare anche il processo

1:08:26decisionale, quindi usare la conoscenza

1:08:29per trasformare il welfare,

1:08:34La seconda logica che vediamo in atto

1:08:36attraverso processi di

1:08:38territorializzazione del welfare è

1:08:41quella che ho chiamato prima della

1:08:43prossimità e che si contrappone alle

1:08:46logiche di mercato che sono di natura

1:08:49competitiva. Come vedete da questa

1:08:52slide, il mercato opera attraverso la

1:08:56selettività,

1:08:57accede chi può pagare o chi rientra nei

1:09:00criteri definiti dal mercato. Genera

1:09:03frammentazione. Ogni attore, ogni ente,

1:09:06ogni organizzazione lavora per sé, per i

1:09:09propri interessi e non c'è convenienza a

1:09:13lavorare in modo sinergico.

1:09:17Tutta la responsabiliz la responsabilità

1:09:19è scaricata sugli individui che spesso

1:09:21sono lasciati soli nell'orientarsi

1:09:25rispetto a ciò che offre il mercato e le

1:09:28risorse sono disperse perché il motore è

1:09:31il profitto individuale e quindi non non

1:09:34c'è o o non è così rilevante una visione

1:09:38di insieme. Dall'altra parte il secondo

1:09:42welfare, il welfare di prossimità

1:09:45mette al centro l'inclusione.

1:09:47Si parte dai bisogni

1:09:50e non dalla capacità di spesa sia del

1:09:53territorio o individuale. Si mettono in

1:09:56rete le risorse, quindi quelle risorse

1:09:59pubbliche in rete con le risorse private

1:10:02e si chiede a tutti di contribuire. Eh

1:10:05non c'è una responsabilità, ma c'è una

1:10:07corresponsabilità.

1:10:09Eh, e quindi eh i problemi si affrontano

1:10:13insieme e in questo modo le risorse non

1:10:17si disperdono, ma si possono

1:10:20moltiplicare perché attraverso

1:10:22quell'aggregazione

1:10:24si evita di duplicare le risposte, ma

1:10:27insieme si eh converge eh su un utilizzo

1:10:31condiviso delle risorse per le risposte

1:10:34ehm per risposte a cui tutti possono eh

1:10:38accedere, di cui tutti possono

1:10:39beneficiare.

1:10:41Senza entrare in dettagli che, diciamo,

1:10:45vanno oltre questa lezione, ci tengo

1:10:48però a sottolineare che oggi il quadro

1:10:51regolativo, le norme, in particolare il

1:10:54codice del terzo settore, mette a

1:10:57disposizione dei nuovi strumenti che

1:11:00favoriscono lo sviluppo del welfare eh

1:11:04di prossimità e e quindi quel processo

1:11:07di territorializzazione del welfare, mi

1:11:10riferisco

1:11:11alla coprogrammazione, alla

1:11:13coprogettazione

1:11:14e la disponibilità di piattaforme che

1:11:18favoriscono la condivisione dei dati per

1:11:22decidere in insieme e sempre più nei

1:11:26territori troviamo

1:11:29esperienze di questo tipo, esperienze

1:11:32che fanno delle comunità delle vere e

1:11:35proprie protagoniste del cambiamento,

1:11:38quindi non più ambiti, luoghi che

1:11:42subiscono decisioni decise

1:11:45esclusivamente dall'alto e che vedono le

1:11:49comunità, in particolare le sezioni

1:11:52pubbliche come mere

1:11:56esecutrici,

1:11:58erogatrici di prestazioni. Dentro le

1:12:01comunità c'è spazio per eh riconoscere i

1:12:06bisogni e le risorse, mettere in rete i

1:12:09soggetti. passare da singoli progetti a

1:12:12risposte più integrate e durature che

1:12:15diventano vere e proprie politiche eh

1:12:18locali. Tutto questo si nutre e eh anche

1:12:23di una crescente fiducia tra eh

1:12:27portatori di interessi diversi, quella

1:12:29corresponsabilità e quel riconoscimento

1:12:32reciproco di cui vi ho già detto. Per

1:12:34avviarmi alle conclusioni, voglio però

1:12:37farvi tre esempi per rendere ancora più

1:12:40concreto ciò di cui vi ho parlato. E per

1:12:44farvi questi esempi, vedrete, eh provo a

1:12:47farvi, parto da una domanda o che in

1:12:50qualche modo vi può interrogare, che

1:12:53sono sicura rimanda ad esperienze che

1:12:57che avete che non vi sono così estrane.

1:13:02Partiamo parlando di conciliazione, vita

1:13:04lavoro, quando gli orari della vita

1:13:06lavorativa e della vita familiare

1:13:09personale non coincidono.

1:13:12L'esempio

1:13:14è quello di una tipica famiglia che ha

1:13:17dei figli, forse dei figli piccoli. La

1:13:19scuola finisce alle 16:30, i genitori

1:13:22però lavorano almeno fino alle 18. chi

1:13:27si occupa dei figli in quell'ora e mezza

1:13:31in cui eh la scuola ha chiuso eh le sue

1:13:34porte, però i genitori non sono in

1:13:37grado, non possono lasciare il lavoro e

1:13:39non sono in grado di andare a prendere i

1:13:42propri figli a scuola. Ecco, ehm, una

1:13:46soluzione è quella individuale,

1:13:48altamente disfunzionale. Eh, si cercano

1:13:51le risorse all'interno del contesto

1:13:53familiare. Chi dispone dei nonni chiede

1:13:56aiuto ai nonni, chi se lo può permettere

1:13:59eh, diciamo si appoggia ad una

1:14:02babysitter. Eh, in molti casi eh

1:14:06soprattutto le donne rinunciano a

1:14:08lavorare, può essere il part-time e

1:14:11quindi si lavora solo metà giornata. In

1:14:14alcuni casi eh si sceglie proprio di

1:14:16rinunciare al lavoro perché perché i

1:14:19figli vanno portati a scuola la mattina,

1:14:21poi vanno ripresi, eh magari si

1:14:23ammalano.

1:14:25Le mamme devono essere pronte ad

1:14:27affrontare

1:14:29questi bisogni.

1:14:31C'è però un'alternativa, il territorio

1:14:34che si mobilita e dentro il territorio

1:14:37le istituzioni pubbliche forniscono un

1:14:39tempo supplementare e quindi attivano il

1:14:42mondo del terzo settore perché entri

1:14:44nelle scuole e tenga aperto le scuole

1:14:46fino alle 18, possibilmente anche di più

1:14:49perché i bambini e le bambine possano

1:14:51rimanere a scuola e fare sport, eh fare

1:14:55i compiti, stare insieme e anche le

1:14:58imprese oggi sempre più si sono

1:15:00mobilitate rispetto alla sfida della

1:15:03conciliazione perché offrono, ad

1:15:06esempio, il rimborso dei costi che le

1:15:09famiglie sostengono per pagare le

1:15:12ludoteche, i centri ehm dove possono

1:15:16stare i bambini, le attività sportive e

1:15:19lo fanno anche nei periodi di vacanza,

1:15:22soprattutto nel lungo periodo delle

1:15:23vacanze eh estive. E l'aspetto più

1:15:26interessante che oggi, anche grazie a

1:15:29quel ruolo di mediazione delle

1:15:31istituzioni pubbliche, il mondo del

1:15:32terzo settore, le imprese cominciano

1:15:34sempre più a parlarsi e a fornire delle

1:15:37risposte coordinate.

1:15:40Veniamo ad un secondo esempio, le

1:15:42comunità educanti. Allora, qua ho in

1:15:46mente due ragazzi, 16 anni, ma l'età

1:15:50potrebbe essere diversa, che frequentano

1:15:52la stessa scuola. Uno si può permettere

1:15:55lo sport, la musica, i corsi, eh

1:15:58computer, viaggi, l'altro no. Ci

1:16:01chiediamo, ma questi due ragazzi o

1:16:03queste due ragazze hanno le stesse

1:16:04opportunità?

1:16:06Se eh immaginiamo che ancora una volta

1:16:10la risposta debba arrivare dalla

1:16:12famiglia o dalla singola scuola, eh non

1:16:16andiamo lontani. Eh ma oggi sempre più

1:16:20le risposte arrivano dalle comunità che

1:16:22si mobilitano. Vi faccio un caso

1:16:25concreto.

1:16:27il punto si chiama così il punto luce di

1:16:30Gallarate in provincia di Milano, ma ci

1:16:33sono tanti altri punti luce perché

1:16:36questa è un'iniziativa promossa da una

1:16:39ONG Save the Children che sono certa

1:16:43avrete almeno già sentito nominare. Che

1:16:46cos'è un punto luce? è uno spazio

1:16:49gratuito per bambini e bambine, ragazzi

1:16:52e ragazze, eh che fornisce sostegno allo

1:16:56studio, attività educative, culturali,

1:16:59artistiche, digitali. lo fa durante la

1:17:02settimana, eh prima dell'inizio della

1:17:05scuola, dopo la fine della scuola,

1:17:07contribuisce a tenere aperte le scuole,

1:17:10ma anche nei fine settimana, nei periodi

1:17:12in cui le scuole sono aperte, rendendo

1:17:15le scuole e il gli enti e le

1:17:18organizzazioni attorno alle scuole dei

1:17:21luoghi vivi in cui tanti attori diversi

1:17:25possono contribuire. E allora questi

1:17:28punti luce non solo contribuiscono ad

1:17:31affrontare il tema della conciliazione

1:17:32vita lavoro di cui vi ho parlato, ma

1:17:34hanno una funzione fondamentale nel

1:17:37contrastare la povertà educativa, la

1:17:40povertà che colpisce i bambini e le

1:17:43bambine

1:17:45condizionando la loro crescita e la e e

1:17:48aumentando il rischio che quella povertà

1:17:51educativa diventi povertà materiale,

1:17:53diventi povertà lavorativa, diventi

1:17:56povertà sanitaria eh nel corso della

1:17:59vita e quindi vedete il territorio

1:18:02diventa un ecosistema educativo in cui

1:18:05ogni attore può contribuire con risorse

1:18:07proprie, con competenze e con relazioni.

1:18:12E poi un terzo esempio, eh, pensando

1:18:15alla transizione demografica,

1:18:18all'invecchiamento della popolazione,

1:18:20oggi si discute sempre più della

1:18:22creazione di quelle che possiamo

1:18:23chiamare delle comunità longeve. E qui

1:18:26la domanda è: "E se i vostri vicini

1:18:29avessero 70 anni, 75, 80, allora come

1:18:35possiamo aiutarli, soprattutto se sono

1:18:38anziani soli che non hanno figli o i cui

1:18:41figli vivono in un'altra città?" E

1:18:44quindi l'immagine che vi voglio proporre

1:18:46è quella di un condominio, un condominio

1:18:49solidale, eh, in cui vivono degli

1:18:52anziani, eh appunto in alcuni casi

1:18:55anziani soli, ma anche delle famiglie,

1:18:58anche dei giovani, dei giovani studenti.

1:19:00E allora ci chiediamo, ci possiamo

1:19:02chiedere chi aiuta chi, in che modo

1:19:05tutte queste persone possono aiutarsi a

1:19:08vicenda. E anche qui vi faccio un

1:19:11esempio reale, non è l'unico. Siamo a

1:19:14Torino, a casa di di zia Gessi, un

1:19:18condominio appunto solidale in cui

1:19:19anziani, famiglie e giovani condividono

1:19:22vicinanza, relazioni e piccoli aiuti

1:19:25quotidiani. Quindi un anziano può avere

1:19:27bisogno di aiuto con lo smartphone, un

1:19:30ragazzo può imparare a cucinare da un

1:19:32vicino, una famiglia può chiedere aiuto

1:19:36per tenere i bambini, una persona sola

1:19:38può semplicemente passare un po' di

1:19:41tempo in compagnia e quindi intorno a

1:19:43questo condominio eh la comunità si

1:19:47mobilita e qui si sviluppano anche forme

1:19:50di collaborazione intra e

1:19:52intergenerazionale

1:19:54in cui si condividono spazi

1:19:56si ripensano gli spazi urbani, si

1:19:58costruiscono legami solidali e di

1:20:01prossimità. E così mi avvio alle

1:20:03conclusioni con quest'ultima slide e poi

1:20:05anch'io un paio di suggerimenti di

1:20:07lettura.

1:20:09La domanda finale che vi faccio, che vi

1:20:11pongo, che vi lascio, è come possiamo

1:20:14contribuire nelle direzioni che vi ho

1:20:17tratteggiato a trasformare il welfare.

1:20:20già in parte detto, lo riassumo in

1:20:23questa slide finale per trasformare oggi

1:20:26il welfare certamente a livello

1:20:28nazionale, a livello nazionale, statale,

1:20:32ma anche contribuendo a questa

1:20:34trasformazione dal basso con un

1:20:37contributo che proviene da tutti.

1:20:40Bisogna mettere al centro le persone eh

1:20:43e le comunità in cui le persone eh

1:20:46vivono, favorire la collaborazione tra

1:20:49le istituzioni pubbliche, il terzo

1:20:51settore, le imprese, riconoscendo che

1:20:55anche le imprese profit possono

1:20:57sviluppare e mettere al centro il bene,

1:21:01l'interesse comune, eh il tema, i temi

1:21:04sociali di cui abbiamo parlato e poi il

1:21:07protagonismo dei cittadini che non sono

1:21:10destinatari, ma possono essere

1:21:12coproduttori delle risposte nei diversi

1:21:15ruoli che assumono nella vita di ogni

1:21:17giorno. Mettere insieme le risorse, le

1:21:20risorse economiche, i servizi, le

1:21:22competenze, il tempo che oggi è una

1:21:25risorsa preziosissima, le relazioni

1:21:27umane, prevenire i problemi e quindi non

1:21:30intervenire solo quando questi si sono

1:21:33già manifestati e soprattutto in forma

1:21:35grave e anche sperimentare nuove

1:21:38professionalità oltre che nuovi servizi.

1:21:41Quindi in sintesi, non c'è un unico

1:21:44attore che può risolvere i problemi

1:21:46contemporanei.

1:21:48da soli non si va da nessuna parte, ma

1:21:51queste sfide enormi si possono risolvere

1:21:55insieme e gli esempi che vi ho proposto

1:21:57ci dicono che questo sta già succedendo.

1:22:01Eh, se volete approfondire questi temi

1:22:04vi rimando al al sito di percorsi di

1:22:07secondo welfare. Potete iscrivervi alla

1:22:09newsletter e ricevere settimanalmente

1:22:13aggiornamenti sugli articoli che

1:22:15pubblichiamo. Abbiamo una nuova rivista.

1:22:18Il secondo numero di questa rivista

1:22:22affronta il tema dei giovani e

1:22:24dell'abitare ed è una rivista che mette

1:22:26al centro proprio le comunità. Vedete?

1:22:29Nessi si chiama Nessi, il sapere

1:22:32orientato alle comunità. E poi anch'io

1:22:35vi suggerisco due volumi che sono in

1:22:37open access, quindi sono scaricabili. Il

1:22:40primo affronta il tema delle

1:22:42diseguaglianze educative e mostra come

1:22:45una fondazione

1:22:47ehm che opera sui territori

1:22:51abbia promosso e possa promuovere eh

1:22:54attraverso il risparmio incentivato

1:22:56l'asset building delle nuove soluzioni

1:22:59per favorire eh l'ingresso, il rimanere

1:23:03nel sistema educativo formativo il più a

1:23:06lungo possibile, quindi contrastando le

1:23:08disuguaglianze educative. e dall'altro

1:23:10lato un volume che eh si occupa proprio

1:23:13di quel welfare aziendale e ehm

1:23:17territoriale a cui ho fatto cenno eh

1:23:20prima. Io eh rimango a disposizione se

1:23:23ci sono delle delle domande e abbiamo

1:23:27ancora 5 minuti, se volete sia domande

1:23:30per la mia parte, ma eventualmente anche

1:23:32quella del professor Ferrera che ci ha

1:23:35lasciato nel frattempo. Поessa,

1:23:54credo abbiamo una domanda in chat da

1:23:56Andrea.

1:24:02in che modo le fondazioni di comunità e

1:24:03le associazioni locali possono

1:24:05intercettare i bisogni specifici del

1:24:08territorio.

1:24:09Grazie per la domanda, Andrea.

1:24:12Le fondazioni

1:24:14utilizzano una parte delle loro risorse,

1:24:17intanto, per promuovere studi e ricerche

1:24:20che servono proprio per comprendere

1:24:23meglio quali sono i bisogni che quella

1:24:28quel quel territorio, quella comunità

1:24:31esprime. Vi faccio anche qui un esempio

1:24:34concreto e anche recente.

1:24:38Lo scorso anno la fondazione di origine

1:24:41bancaria del bielles, quindi siamo in

1:24:45Piemonte,

1:24:47ha promosso una ricerca sui bisogni

1:24:51territoriali con un guardando poi in

1:24:55particolare alle risposte che possono

1:24:58arrivare eh a quei bisogni sia dal

1:25:01pubblico, dal welfare pubblico che dal

1:25:04welfare aziendale.

1:25:06Se siete interessati, anche questo è un

1:25:09un rapporto

1:25:12a disposizione,

1:25:14quindi promuovere ricerche, studi,

1:25:17osservatori territoriali per raccogliere

1:25:20dati e informazioni, ma poi le

1:25:23fondazioni

1:25:24possono anche mettere a disposizione le

1:25:27risorse per realizzare eh iniziative e

1:25:31eh progetti. Eh, in particolare eh le

1:25:35fondazioni di comunità che sono

1:25:38richiamate nella domanda hanno una eh

1:25:42peculiarità, hanno una funzione

1:25:44importante che è una funzione eh di

1:25:47intermediazione.

1:25:49Le funzioni di le fondazioni di comunità

1:25:52possono creare al loro interno dei

1:25:54fondi, quindi andando a raccogliere

1:25:57risorse che possono venire da singole

1:26:01organizzazioni, da singoli cittadini.

1:26:04Oggi un tema interessante è quello dei

1:26:07lasciti testamentari, no? In una società

1:26:12in cui si ci sono sempre meno le le

1:26:16famiglie sono sempre più piccole,

1:26:18succede sempre più spesso che non ci

1:26:20siano eredi e che quindi i patrimoni

1:26:24rischierebbero di disperdersi e allora

1:26:28eh queste risorse potrebbero generare,

1:26:30costituire dei fondi territoriali con

1:26:33delle finalità di scopo, eh sostenere le

1:26:37scuole locali, eh aiutare le famiglie

1:26:41più in difficoltà, favorire

1:26:44l'integrazione delle persone migranti,

1:26:48contrastare il rischio di povertà

1:26:51lavorativa, contrastare la povertà

1:26:54alimentare. Eh si può scegliere eh la

1:26:58specificità è che questi sono fondi eh

1:27:00che servono per il territorio in cui la

1:27:03fondazione di comunità opera.

1:27:06Tendenzialmente queste fondazioni eh

1:27:08promuovono dei bandi eh definendo gli

1:27:12obiettivi, le modalità per accedere a

1:27:14quelle risorse e poi preoccupandosi

1:27:17sempre più spesso anche di misurare, di

1:27:20valutare ciò che viene realizzato dai

1:27:23soggetti finanziati, proprio per

1:27:25riuscire a comprendere se quelle

1:27:27esperienze, se quegli interventi possono

1:27:31essere poi replicati, hanno la

1:27:34possibilità di eh proseguire nel tempo

1:27:37trovando risorse ulteriori.

1:27:45Eh sì. Allora, fatemi aprire eh le

1:27:49slide.

1:27:50Eccole.

1:27:54Caso italiano.

1:28:00Ok.

1:28:04Eccoci. Allora, eh non so se c'è una

1:28:08domanda specifica. Eh provo a

1:28:11ricommentarla io, eh ma eh se caso

1:28:15chiedo a chi ha fatto la domanda di eh

1:28:17di aiutarmi per fornirvi una risposta

1:28:20più chiara possibile. Qui il professor

1:28:23Ferrera ha individuato due strategie. eh

1:28:28quella che chiamiamo ricalibratura, che

1:28:31eh significa sostanzialmente

1:28:33eh diciamo eh individuare risorse eh

1:28:38riformando eh quelle politiche

1:28:42inefficienti.

1:28:44Allora, eh le pensioni, abbiamo detto,

1:28:47hanno e continuano in larga parte a

1:28:50sottrarre una parte davvero consistente

1:28:54della spesa sociale pubblica.

1:28:57sottraendola

1:28:58agli altri ambiti. Oggi sempre più la

1:29:01sanità. Avete visto che il nostro è un

1:29:06paese che spende

1:29:09molto poco per ha ridotto la sua

1:29:13capacità di spesa eh nell'ambito

1:29:16sanitario. Siamo un circa 22%

1:29:20a fronte di un quasi 30% di spesa

1:29:24sanitaria per la sanità a livello

1:29:27europeo. D'accordo? Allora, come si è

1:29:31agito? eh a partire dagli anni 90 per

1:29:35provare a ridurre almeno un po' la spesa

1:29:38pensionistica per mettere a disposizione

1:29:41risorse per tutte queste altre aree,

1:29:46ambiti di policy attraverso quella che,

1:29:49scusate, torno alla slide, Ferrera

1:29:52chiama la ricalibratura.

1:29:54eh riformiamo in senso restrittivo le

1:29:57pensioni e eh liberiamo risorse per eh

1:30:03contrastare la disoccupazione,

1:30:06per sostenere le famiglie. Qui mi

1:30:08riferisco al recente eh assegno unico

1:30:13universale per i figli. Oggi le famiglie

1:30:16con figli possono richiedere una

1:30:19prestazione monetaria, no? che quindi

1:30:22integri la loro capacità di spesa eh

1:30:26politiche di contrasto alla povertà.

1:30:28Forse avrete sentito parlare del reddito

1:30:31di cittadinanza, che oggi è una misura

1:30:33che non c'è più, che è stata sostituita

1:30:35recentemente dal governo attuale

1:30:37dall'assegno di inclusione, una

1:30:40prostazione monetaria che viene erogata

1:30:42a chi si trova in una condizione di

1:30:44povertà estrema, quindi non riuscire a

1:30:47mangiare tutti i giorni, non avere un

1:30:50lavoro, non avere una casa, proprio la

1:30:52la povertà eh più dura. Allora, lì

1:30:56interviene l'assegno di inclusione.

1:30:59Questa è la ricalibratura. togliamo da

1:31:02una parte, cerchiamo di eh ridistribuire

1:31:04le risorse. L'investimento sociale

1:31:07funziona con una logica diversa, servono

1:31:10sempre risorse, ma si cerca di

1:31:13intervenire proprio con quell'attitudine

1:31:17preventiva di cui vi ho parlato anch'io.

1:31:19Allora, mettiamo in campo delle misure

1:31:22che mettono al centro le persone, il

1:31:24capitale umano, quindi le politiche

1:31:26attive del lavoro che cosa sono? Non mi

1:31:30basta fornire la disoccupazione, la

1:31:32prestazione di disoccupazione a chi

1:31:35perde il lavoro. Io devo mettere, io

1:31:38stato devo mettere in campo delle misure

1:31:41che favoriscono la ricerca del lavoro,

1:31:44misure che permettono di eh avere

1:31:48opportunità lavorative diverse, poter

1:31:51scegliere eh l'orientamento al lavoro,

1:31:56la possibilità di eh di avere essere

1:32:00inseriti in percorsi di formazione che

1:32:03rafforzano le capacità e le competenze.

1:32:06e offrano nuove opportunità lavorative.

1:32:10I servizi di conciliazione

1:32:12intervengo si si vengono messi in campo

1:32:15dalle imprese a livello locale, ma sono

1:32:18arrivati in questi anni anche delle

1:32:20risorse da livello nazionale e poi

1:32:23l'investimento sulla scuola, quindi

1:32:25trasformare il sistema scolastico perché

1:32:29eh diventi il perno di quelle comunità

1:32:31educanti di cui vi ho detto prima. E

1:32:34allora qui eh si fa un investimento, si

1:32:37guarda al lungo periodo e si agisce eh

1:32:40per creando le condizioni perché eh

1:32:45perché non si scivoli verso la povertà

1:32:47eh educativa, verso la povertà

1:32:49lavorativa, verso l'abbandono eh del

1:32:53lavoro quando la conciliazione non

1:32:56funziona.

1:32:59Non so se ho chiarito i vostri dubbi.

1:33:04Allora, cerco di segnalarle domande in

1:33:06ordine. Ne avremmo in realtà prima di

1:33:08un'altra domanda da Mattia in chat, ne

1:33:10avremmo un'altra da Luisa Pili nella

1:33:12sezione domande e risposte. Non so se la

1:33:13vede. Se non la vede gliela leggo io.

1:33:16>> Eh, volevo chiederle come secondo lei si

1:33:18potrebbe incentivare le aziende?

1:33:20>> Eh, questa è la domanda di Mattia. Prima

1:33:22ci sarebbe quella di Luisa nella sezione

1:33:24domande e risposte. Ma gliela posso

1:33:25leggere io se non se non la vedete?

1:33:27>> Grazie. Me la legge lei,

1:33:28>> eh. Buongiorno. Innanzitutto volevo

1:33:30ringraziare per questo webinar così ben

1:33:32fatto e stimolante per noi docenti e per

1:33:34i nostri alunni. Mi chiedevo se fossero

1:33:36corrette queste considerazioni.

1:33:38Alla luce degli articoli 3, 32, 33 e 38

1:33:42della Costituzione che affidano allo

1:33:44Stato la tutela di salute, istruzione,

1:33:46assistenza e la rimozione degli

1:33:47ostacoli, è corretto affermare che il

1:33:50welfare e il welfare state rappresentino

1:33:52un vero e proprio dovere costituzionale

1:33:53della Repubblica, rendendo non

1:33:55adottabile la visione del welfare come

1:33:57mero fardello economico. E in questa

1:34:00prospettiva l'apertura al secondo

1:34:02welfare, all'intervento del mercato non

1:34:04presuppone il superamento della sola

1:34:06logica del massimo profitto. Per

1:34:08abbracciare i principi dell'economia

1:34:10civile, il welfare aziendale, per

1:34:12esempio, non dovrebbe essere

1:34:13principalmente un modo per le imprese di

1:34:15ottenere agevolazioni o sgravi, ma una

1:34:17scelta orientata a una reale

1:34:18condivisione di obiettivi di sviluppo

1:34:20umano complessivo a cui sono chiamate

1:34:22dall'ordinamento. Grazie.

1:34:25Allora, eh la risposta a questa

1:34:27bellissima domanda di cui vi ringrazio è

1:34:30certamente sì. Eh, quindi il welfare

1:34:33state nel suo impianto originario e poi

1:34:36nell'evoluzione che ha conosciuto

1:34:38sottesa quello che vi ha illustrato il

1:34:41professor Ferrera, ma anche il secondo

1:34:43welfare, eh devono chiaramente inserirsi

1:34:47nel quadro costituzionale e anzi il

1:34:51secondo welfare, diciamo, promuove

1:34:55quella che nella domanda è stata

1:34:57giustamente richiamata come economia

1:34:59civile, economia sociale, quindi

1:35:01riconoscendo che al centro c'è il bene

1:35:05comune e a questo bene comune devono e

1:35:09possono concorrere tutti messi nella

1:35:12condizione di fare ognuno la propria

1:35:14parte in un dialogo continuo. Quindi è

1:35:19un dovere dello Stato garantire il

1:35:22rispetto della Costituzione e questo

1:35:25dovere passa nel garantire diritti. eh

1:35:30quindi la possibilità di fruire di

1:35:33quelli che eh dentro il welfare, attorno

1:35:36al welfare, devono essere riconosciuti

1:35:39come dei veri e propri diritti. E non a

1:35:42caso io eh più volte, anche facendo

1:35:46riferimento a queste esperienze

1:35:48territoriali, a questi progetti,

1:35:50interventi, alle sperimentazioni,

1:35:54ho sempre poi aggiunto che l'obiettivo

1:35:57non è eh sperimentare

1:36:00e e con come dire e e fermarsi lì, ma

1:36:04l'obiettivo è apprendere da quelle

1:36:06sperimentazioni,

1:36:08da quegli interventi, da quei servizi e

1:36:11farli diventare delle vere e proprie

1:36:14politiche pubbliche perché attraverso le

1:36:17politiche si rafforzano i diritti e

1:36:21quindi si torna a dire che serve il

1:36:24contributo di tutti e non deve

1:36:26spaventarci il fatto che le risorse sono

1:36:28anche private. Certamente se sono

1:36:31risorse private che convergono e e e in

1:36:35una logica che guarda all'interesse

1:36:37collettivo e che quindi non targetizza

1:36:41l'intervento solo per alcuni, ma che

1:36:44apre all'universalismo.

1:36:46Potenzialmente tutti possono accedere

1:36:49nel momento in cui si trovano in quella

1:36:51eh situazione di bisogno. Se il bisogno

1:36:54non c'è, io non fruisco della

1:36:56prestazione, ma quando il bisogno si

1:36:58manifesta tutti ne eh hanno diritto e

1:37:01tutti ne dovrebbero fruire. E per

1:37:04arrivare il più possibile là dove sono i

1:37:07bisogni eh serve il contributo di tutti.

1:37:11E chiudo dicendo che da questo punto di

1:37:14vista certamente lo sviluppo del welfare

1:37:17aziendale

1:37:18espone a dei rischi. D'accordo? il

1:37:21rischio che a beneficiare di quelle

1:37:22prestazioni che ho rapidamente eh

1:37:25richiamato eh siano soltanto i

1:37:27dipendenti di quella specifica azienda.

1:37:30Ecco perché oggi il dibattito

1:37:32si orienta a considerare il ruolo

1:37:35fondamentale delle parti sociali e delle

1:37:37parti datoriali, perché queste possono

1:37:40far sì che un'esperienza virtuosa di

1:37:42un'azienda diventi l'esperienza di altre

1:37:45aziende, che ci siano attraverso la

1:37:47contrattazione

1:37:49eh pacchetti di prestazioni che

1:37:51riguardano un comparto, quindi tutte le

1:37:55aziende dell'industria farmaceutica o

1:37:57dell'industria chimica, tutte le aziende

1:38:02che che nelle alimentare e così via o

1:38:05dei trasporti. Eh, ecco quindi che serve

1:38:08l'attivazione delle aziende, serve anche

1:38:12rafforzare il welfare aziendale

1:38:14attraverso la contrattazione tra chi

1:38:16rappresenta gli interessi dei lavoratori

1:38:19e delle lavoratrici e eh dei eh delle

1:38:23imprese ovviamente che si devono sedere

1:38:25a un tavolo eh e

1:38:28eh concertare insieme.

1:38:32Credo di avere risposto. Volevo dare un

1:38:34piccolo spazio anche all'altra domanda

1:38:36che vedo qua e come potremmo incentivare

1:38:40le aziende a partecipare al welfare

1:38:42senza che la privatizzazione dei servizi

1:38:44causi discriminazione?

1:38:46Beh, intanto un modo importante fare

1:38:49cultura e quindi quello che io sto

1:38:51dicendo a voi, io mi trovo molto spesso

1:38:54a dirlo,

1:38:56diciamo, a condividerlo con le imprese,

1:39:00con i lavoratori e le lavoratrici, con i

1:39:02sindacati, eh con gli imprenditori, eh

1:39:06perché perché è questa la direzione che

1:39:09le imprese devono ehm eh diciamo

1:39:13intraprendere eh non limitarsi a pensare

1:39:18ad una prestazione qui e là per dare un

1:39:21piccolo così una piccola risposta che

1:39:23non arriva non arriva lontano ed è solo

1:39:27a beneficio di una popolazione

1:39:29circoscritta. E poi eh il secondo la

1:39:33seconda diciamo leva è proprio quella

1:39:36della contrattazione che eh richiamavo

1:39:39prima. ci sono eh esperienze

1:39:42significative in cui si è partiti con il

1:39:45welfare aziendale come scelta della

1:39:48parte datoriale, no, dell'impresa che

1:39:51trova le risorse, ma poi eh da lì si è

1:39:55passati a contrattare e lve c'è

1:39:58contrattazione quelle prestazioni sono

1:40:00destinate a durare molto più a lungo. In

1:40:04questo senso anche un quadro regolativo,

1:40:07la modifica del testo unico delle

1:40:09imposte che è stata, diciamo, realizzata

1:40:13ormai 10 anni fa, tra il 90 tra il 2015

1:40:18e il 2018 ha ridefinito il quadro delle

1:40:22regole e come dire spingendo nella

1:40:26direzione del welfare aziendale, ma in

1:40:28un welfare aziendale che fosse attento

1:40:31proprio alla dimensione più sociale.

1:40:34Ora, oggi è vero che le aziende tendono,

1:40:38invece che fornire servizi, a spostarsi

1:40:40sempre più sul rimborso e in alcuni

1:40:45casi, molti casi anche con i buoni, però

1:40:48c'è un dibattito molto vivo che spinge

1:40:53per riportare al centro quella

1:40:55dimensione sociale più autentica di di

1:40:57cui vi sto parlando. Quindi c'è molto

1:40:59lavoro da fare e anche attraverso la

1:41:02formazione, se voi guarderete, no, ci

1:41:05sono corsi di laurea che preparano ad

1:41:08assumere dei ruoli importanti dentro le

1:41:10aziende, eh quindi esperti di welfare,

1:41:15direttori delle risorse umane che oggi

1:41:18sanno quanto è importante la dimensione

1:41:21del welfare, la dimensione relazionale,

1:41:23il benessere dei lavoratori che non è

1:41:25solo il benessere dei lavoratori, è il

1:41:27benessere delle persone. Perché i

1:41:29lavoratori sono persone, hanno una

1:41:31famiglia, hanno degli affetti, hanno

1:41:33degli amici, vivono in un dato contesto.

1:41:35Quindi aggiungerei anche la formazione

1:41:47>> dalla regia non vedo altre domande.

1:41:50>> Allora, forse possiamo salutarvi

1:41:53salutarci. Io volevo ringraziarvi

1:41:56tantissimo per la partecipazione, anche

1:41:58per chi poi guarderà questi eh queste

1:42:01queste due lezioni successivamente e

1:42:03soprattutto grazie per queste domande

1:42:05davvero davvero stimolanti. Eh per

1:42:08qualsiasi cosa rimango a disposizione e

1:42:12avrete anche le slide.

1:42:14Buon

1:42:15>> Ecco, volevo volevo ringraziarvi

1:42:18voi che avete seguito

1:42:21e volevo ringraziare naturalmente il

1:42:23professor Ferrera e la professoressa

1:42:25Maino. Sono state dette tante cose e

1:42:28quello che volevo aggiungere è che

1:42:31l'insieme delle [schiarire la voce] cose

1:42:33dette spero che portino i nostri ragazzi

1:42:37a misurarsi coi problemi, con le

1:42:40soluzioni dei problemi e soprattutto

1:42:42soprattutto costruire generare una

1:42:45grande voglia di fare, di vivere bene in

1:42:48modo attivo e aiutare gli altri. Credo

1:42:50che questo sia lo scopo fondamentale

1:42:53anche di questo incontro. Grazie a

1:42:55tutti, a presto e buon concorso.

1:42:59>> Buon concorso

1:43:00>> 25 di settembre.

1:43:01>> Un caro saluto anche da parte mia.

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